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Migranti. Processo a Félix Croft. Gonnella: non si possono perseguire episodi di solidarietà

2017041595538-croftIl Presidente di Antigone auspica che l’attivista francese sia assolto dalle accuse e che venga riconosciuta la causa di giustificazione per lo stato di necessità delle persone che stava aiutando a passare il confine tra Italia e Francia

“La richiesta di condanna per Félix Croft è totalmente sproporzionata e potrebbe aprire un precedente pericoloso”. A dirlo è Patrizio Gonnella a pochi giorni dalla sentenza del Tribunale di Imperia, attesa per il prossimo 27 aprile.

Il 28enne francese è sotto processo per aver tentato di portare cinque persone in Francia. Queste, tre adulti tra cui una donna incinta e due bambini di 2 e 5 anni, provenivano dal Darfur - zona del Sudan sconvolta da anni di guerra - e fino a quel momento avevano trovato riparo in una chiesa di Ventimiglia.

“Ancora una volta vediamo tribunali e forze dell’ordine impegnate a perseguire reati di solidarietà. Ma utilizzare il diritto per colpire questi episodi non può trovare giustificazioni. Non si può paragonare chi è mosso da principi umanitari a chi traffica esseri umani per profitto” sottolinea Gonnella. “La richiesta di condanna a 3 anni e 4 mesi più una multa di 50.000 € è oltretutto totalmente sproporzionata rispetto al reato commesso. Giustificare tale richiesta con ragioni di sicurezza, ovvero per il fatto che qualcuna delle persone trasportate sarebbe potuta essere un foreign fighter affiliato all’ISIS, giustifica un connubio, quello tra immigrazione e terrorismo, pericoloso e alimentato spesso a solo scopo propagandistico per un tornaconto elettorale”.

Il reato contestato a Félix Croft è lo stesso per il quale Cédric Herrou, l’agricoltore della Val Roja, è stato condannato dal Tribunale di Nizza, il 10 febbraio scorso, ad una multa di 3 mila euro con il beneficio della condizionale a fronte di una richiesta della Procura, nel suo caso, di una pena di 8 mesi di carcere. In quel caso i migranti fatti entrare in Francia non erano 5, ma 200, tutti privi di documenti. Il Tribunale di Nizza riconobbe ad Herrou l’immunità penale che si applica agli atti umanitari. Un’altra giovane attivista italiana, Francesca Peirotti, è a processo a Nizza per aver agevolato l’ingresso nel paese di 8 migranti irregolari. Anche nel suo caso la procura ha chiesto una condanna ad 8 mesi.

Richieste e pene che, ad ogni modo, benché più basse di quelle italiane, restano comunque ingiustificate.

Nel caso di Croft, oltretutto, si va ben oltre alle pene previste per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare semplice - ovvero senza alcun elemento provato di profitto personale - che arrivano fino ad un massimo di 3 anni e ad una multa di 15.000 €.

“Il caso di Félix - ricorda Gonnella - si lega a quello delle tre persone che, sempre a Ventimiglia, furono denunciate nei giorni scorsi per aver offerto cibo ai migranti. Anche in quel caso denunciammo l’accaduto mettendoci a disposizione per un’assistenza legale che ci vede impegnati ora nella loro difesa con uno dei nostri avvocati”.

“Ci auguriamo - conclude Gonnella - che il giudice riconosca la causa di giustificazione per lo stato di necessità in cui queste persone si trovavano assolvendo Félix Croft da ogni accusa”.

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