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Antigone in carcere - Emilia Romagna

Casa Circondariale di BOLOGNA “DOZZA”

via del Gomito 2, tel. 051/320138

Maschile e femminile

Dislocazione: extraurbana, nell’estrema periferia

Tribunale: di Sorveglianza: Bologna

Ufficio di Sorveglianza: Modena

UEPE: Bologna

 

NODI IDENTIFICATIVI E PROBLEMATICI

A fronte di picchi di 1200 detenuti (1177 registrati nella visita realizzata alla fine del 2009, comunque 1006 nel maggio 2012), il sovraffollamento negli ultimi anni registra una significativa diminuzione, con un avvicinamento del numero complessivo dei detenuti (892 tra maschi e femmine) alla soglia della capienza tollerabile (882 con 483 di capienza regolamentare). Le celle accolgono comunque talvolta 3 detenuti, spesso 2: in passato si è arrivati anche a 4, coi materassi a terra. L'obiettivo sarebbe quello di raggiungere un assetto di 2 detenuti per cella in tutto l'istituto, ma è evidente che tale prospettiva si potrà basare solo su mutamenti sostanziali della politica criminale (e della legislazione penale). Nella visita del 2012, la direttrice del carcere (dott.ssa Toccafondi) aveva attribuito esplicitamente questo miglioramento a un “forte calo degli ingressi dalla libertà” legato a un lavoro più ponderato dei Pm a livello locale e a un ridimensionamento nel volume degli arresti (“per la polizia è problematica la gestione delle camere di sicurezza”). A questo processo si sarebbe aggiunto l'effetto deflattivo determinatosi a seguito della visita dell'allora ministro Severino all'indomani del terremoto: nonostante qui non si siano verificati danni strutturali agli edifici, come è avvenuto invece a Ferrara, il ministro ha in quell'occasione deciso di “far respirare” la Dozza, anche per via dei problemi vissuti dal personale penitenziario: oltre alla cronica carenza di organico, infatti, sembra che molti agenti provengano dalle zone colpite dal sisma e che abbiano dovuto far fronte a problemi personali così gravi da mettere in pericolo la gestione quotidiana di uno dei più grandi carceri d'Italia.  Il pensionamento a fine 2012 di questa direttrice ha determinato una condizione critica, con una nuova direttrice (dott.ssa Claudia Clementi, dopo il breve interregno di Bonassi) in missione, responsabile anche del carcere di Pesaro. Tale missione viene rinnovata ogni 3 mesi (sistematicamente con alcuni giorni di vacanza totale del ruolo, senza reggenza!, e con costi notevoli a carico dell'amministrazione: la missione è completamente spesata, al contrario di un distacco) e si traduce comunque in una presenza inadeguata alle esigenze di un grande carcere. Non ci sono da un anno i 2 vicedirettori previsti. Per il colloquio introduttivo e visita la direttrice ha autorizzato il cortesissimo dottor Ziccone (responsabile dell'area trattamentale) ad accompagnarci. Questi ci fa presente che la contrazione dei ruoli direttivi (rinunce, pensionamenti, assenza di nuovi concorsi) sta diventando un “problema strutturale” del sistema penitenziario italiano che si combina con una “forte pressione al ministero da parte della polizia penitenziaria per far assumere ai commissari (tante assunzioni con concorsi recenti) le funzioni direttive”.

Importante segnalare che il criterio della distinzione funzionale delle sezioni (per tipologia di detenuti presenti: posizioni giuridiche, prossimità alla scarcerazione, stato di tossicodipendenza) è ormai adottato compiutamente (al maschile) anche grazie all'istituzione di unità operative distinte, che consentono di “fare squadra” -espressione utilizzata dall'ispettore responsabile della sezione tossicodipendenti- con evidenti benefici organizzativi e motivazionali per gli agenti di polizia penitenziaria.

Nonostante l'applicazione ormai rodata del protocollo per i “nuovi giunti” (come da circolare ministeriale, ma anche con l’intervento di un mediatore culturale per gli stranieri) il reparto  presenta ancora alcuni problemi di carattere strutturale: le celle sono in pessimo stato (turn over elevatissimo), l'accesso ai colloqui e alle visite è problematico per questioni di sicurezza legate all'adiacenza  con l'infermeria (ampia, pulita e funzionale): problemi risolvibili da tempo, ci spiega un ispettore, “basterebbe una telecamera fissa...”. Il periodo massimo dedicato allo screening dei nuovi giunti sarebbe sceso, in compenso, da 14 a 7 giorni. Sullo screening segnaliamo la seguente osservazione di Ziccone: “sarebbe utile anche un colloquio con lo psicologo e noi lo chiediamo da tempo, ma l'Asl ci manda solo psichiatri”.

Il sottodimensionamento degli organici resta pesante, nonostante il calo nel tasso di sovraffollamento. Pesantissimi si confermano i tagli di spesa per le attività ricreative e formative (con un budget dedicato alle borse lavoro tagliato di 3\4 in un decennio).

Ciò nonostante, rispetto alle visite effettuate nel 2009 e nel 2010, quelle del 2012 e del 2013 si caratterizzano per la percezione di un clima diverso da parte degli osservatori, con particolare riferimento alle condizioni di detenzione, davvero estreme qualche anno fa, quando siamo stati accolti in una sezione dedicata in prevalenza a detenuti stranieri in custodia cautelare da un coro significativo: “Sapone! Sapone!”.

Rispetto alla visita del 2012 ci viene comunicato che è stato risolto un serio problema con la magistratura di sorveglianza che, per un periodo (coincidente con una sostituzione ai vertici e con un periodo di assenza del provveditore regionale), aveva di fatto bloccato l'accesso dei volontari, mettendo in grave difficoltà la direzione, giacché, come ci conferma Ziccone nel 2013, tutte le attività ricreative e trattamentali dipendono dal volontariato.

Appena sottoscritto l'accordo per la realizzazione del polo universitario.

 

STRUTTURA

L’anno di costruzione dell’istituto è il 1984 (consegnato nel 1986). Discreto lo stato dell’edificio all’esterno. All’interno le celle sono tutte da 10 mq, più il bagno di 3 mq. Cinque sezioni hanno la doccia in cella, le altre hanno tutte locali doccia in condizioni non buone, con i consueti problemi di condensa e muffa alle pareti causati dalla cattiva areazione dei locali. Per le docce (non sono più arrivati i finanziamenti per quelle nelle celle) funziona un impianto di co-generazione che produce anche elettricità. L’impianto garantisce il fabbisogno di acqua calda, anche se si registrano molte lamentele per la pressione (turni a giorni alterni) e la temperatura dell’acqua, soprattutto ai piani superiori. Grazie a un sostanziosa donazione di vernici, gli ambienti dell'istituto si presentano in discreto stato (tinteggiatura recente, 2012).

La CC di Bologna è strutturata in tre reparti principali: circondariale, penale e femminile. Con riferimento ai criteri di differenziazione dei circuiti già menzionati la struttura si compone delle seguenti sezioni.

Maschile: 6 circondariali (339 detenuti), 2 circondariali in regime aperto (93 detenuti), 2 definitivi in regime aperto (97 detenuti), 2 alta sicurezza (95 detenuti), 1 nuovi giunti (41 detenuti), 1 protetti (49 detenuti), 1 semiliberi (19 detenuti), 1 degenti infermeria (36 detenuti), 1 dimittendi (50 detenuti), 1 isolamento alta sicurezza (3 detenuti), 1 isolamento media sicurezza (5 detenuti).

Femminile: 1 circondariale (34 detenute), 1 reclusione regime aperto (31 detenute), 1 semiliberi (0 detenute), 2 isolamento (0 detenute), 1 donne con figli (0 detenute).

Il piano terra del reparto giudiziario ospita la sezione pedagogica dotata di 9 locali, per attività educative e ludico-espressive, più la Biblioteca centrale. Da qualche anno sono in funzione alcune biblioteche di reparto, più piccole, una per il reparto femminile, una per il penale e una per il giudiziario. I telefoni nei corridoi sono stati isolati grazie a delle cabine di vetro, che consentono un migliore isolamento acustico.

Sempre al pianterreno del reparto circondariale, altri 4 locali sono destinati alle attività dei detenuti in Alta Sicurezza e “protetti”. Anche la sezione penale al pianterreno è dotata di una sezione pedagogica con 10 locali, una biblioteca e una cappella. Alla stessa stregua, al pianterreno della sezione femminile è situata una ulteriore area pedagogica, dotata di 7 locali che ospitano una biblioteca, una Chiesa, le aule per le attività ricreative, culturali e la formazione professionale, la ludoteca e un asilo nido attrezzato anche di fasciatoio per i figli piccoli delle detenute.

All’esterno, oltre ad un passeggio per ciascun reparto, ci sono due campi di calcio, uno di calcetto, una palestra per il giudiziario, una palestra per la sezione penale, un’area dove fare ginnastica per le donne. Vi sono anche 2 aree verdi attrezzate con gazebo, panchine e giostre per i bambini, utilizzate d’estate per i colloqui con i familiari o per feste ed occasioni particolari.

In un edificio separato dal corpo principale che ospita le zone detentive si trovano le sale colloqui, attrezzate con una ludoteca per i colloqui con i figli in grado di ospitare tre detenuti alla volta, e altre salette più piccole per i colloqui ordinari. In una zona separata vi sono le sale per i colloqui con gli avvocati e le aule dove vengono i magistrati per effettuare le udienze di convalida o le audizioni di testi.

 

DETENUTI

Al 19 dicembre 2013 erano presenti 892 detenuti (di cui 65 donne, che erano invece 52 su 1006 nel maggio 2012). Tra gli uomini, si registrano 500 stranieri (60.5%, percentuale stabile dal 2012). Tra le donne le straniere sono 30 su 65.

Il rapporto tra posizione giuridica e provenienza geografica si delinea come segue:

Uomini italiani (tot 327): 208 definitivi (63.6%), 64 imputati, 33 appellanti, 22 ricorrenti.

Uomini stranieri (tot 500): 223 definitivi (44.6%), 124 imputati, 95 appellanti, 58 ricorrenti.

Donne italiane (tot 35): 22 definitive, 6 imputate, 5 appellanti, 2 ricorrenti.

Donne straniere (tot 30): 16 definitive, 8 imputate, 4 appellanti, 2 ricorrenti.

Il turn over complessivo è molto elevato nonostante il calo degli ingressi degli ultimi anni (nel 2009 lo staff riferiva di circa 4000 ingressi all'anno). La stima che ci viene offerta è infatti di un buon 90% dei detenuti che avrebbe una permanenza in istituto inferiore all'anno.

I detenuti tossicodipendenti e\o alcoldipendenti sarebbero circa 200 (dei quali 57 con trattamenti antiastinenziali specifici: metadone, subutex...). Il massimo storico raggiunto nel 2009 era di 350 soggetti seguiti dal SerT della CC (emanazione del SerT Bologna Nord) a fronte di una popolazione di circa 1200 detenuti. Si registrerebbe quindi un calo percentuale dal 29% al 22% dei detenuti definiti tossicodipendenti nell'ultimo quinquennio.

Le condizioni di marginalità grave di buona parte della popolazione detenuta sono esemplificate da una battuta della direttrice ascoltata nella visita del 2012: “almeno mezzo carcere è interamente vestito dal volontariato”.

 

STAFF

La direzione è affidata alla direttrice della CC di Pesaro in missione e non ci sono vicedirettori.

Il taglio agli straordinari per gli agenti sarebbe in parte aggirato per esigenze di carattere emergenziale (in realtà a regime di routine).

Il personale amministrativo (civile) ha avuto negli ultimi anni un buon incremento di organico (soprattutto distacchi in ingresso).

Su 480 unità di personale di polizia penitenziaria previste in pianta organica, ne risultano effettivamente in servizio poco più di 300, e il problema sembra aggravato dai frequenti distacchi in uscita, non compensati da quelli in entrata. Per quanto riguarda l'area educativa, a un organico teorico di 12 unità ne corrispondono 8 in servizio effettivo (7 educatori più il capo area). Già nel 2012 il responsabile dell'area trattamentale ci spiegava la problematicità del ricambio del personale della sua area (educatori tutti tra i 33 e i 42 anni alla CC di Bologna: “invecchiati con il concorso”) in assenza di una figura stabile che possa illustrare i meccanismi di funzionamento dell'istituzione.

Presso l’istituto operano inoltre 3 mediatori culturali (diventeranno presto 5, ma per lo stesso numero di ore, pagati attraverso fondi del Comune), per un totale di 72 ore settimanali dedicate al funzionamento di uno Sportello informativo per gli stranieri; e 2 mediatori socio-sanitari che collaborano con i mediatori culturali e il personale medico.

All’interno della CC di Bologna operano in tutto una cinquantina di volontari che fanno capo alle seguenti associazioni: l’ass. “Altro Diritto”; l’ass. AVOC, il Centro Poggeschi, l’associazione “Pensare Basket”, e “Ausilio Cultura”, che fa capo alla Coop Adriatica. L’associazione Telefono Azzurro ha chiuso il suo sportello di recente per mancanza di personale.

 

CONTATTI CON L’ESTERNO

Come già anticipato, i rapporti con la magistratura di sorveglianza sono significativamente più distesi rispetto al maggio 2012. Continua tuttavia a manifestarsi una tendenza restrittiva nella concessione della semilibertà, difficilmente concessa, mentre è più frequente il ricorso alla detenzione domiciliare e all'art. 21, la cui recente modifica legislativa sembra aver influito notevolmente sul suo ambito di applicazione: applicabile ora non soltanto in fase di comminazione ma anche di esecuzione della pena, esso consente lo svolgimento di “attività (non lavori!) di pubblica utilità”.

La possibilità di effettuare colloqui non incontra restrizioni particolari, se non quelle dettate dalla necessità di gestire le esigenze di una vasta popolazione detenuta. Attualmente, ai detenuti spettano i sei colloqui mensili previsti dalla legge: uno alla settimana della durata di 1 ora (salvo il caso in cui i visitatori vengano da molto lontano, si arriva fino a 3 ore). La direzione è inoltre costretta a limitare la visite ai soli parenti, consentendo l’accesso a terze persone solo in casi eccezionali o laddove il detenuto non riceve spesso i propri familiari.

Pacchi dei familiari: non si registrano particolari restrizioni.

Due volte l’anno (a Natale e a maggio) è prevista una “Settimana della famiglia” in cui i detenuti incontrano, in gruppi e a rotazione per circa due ore, i familiari in apposite zone verdi dotate di sedie, ombrelloni e gazebo, con l’assistenza preziosa dell’associazione AVOC, che porta giocattoli per i bambini e offrendo anche piccoli spuntini ai detenuti e ai loro parenti. Nel maggio 2012 abbiamo potuto assistere ad uno di questi incontri.

Di particolare interesse la recente (estate 2013) istituzione della sezione Dimittendi, nella quale attenzione specifica viene dedicata, con la presenza costante di volontari e operatori esterni, alle prospettive di reinserimento lavorativo e abitativo. Il gruppo di detenuti che la abita è significativamente suddiviso in “clandestini e non clandestini”.

 

EVENTI CRITICI

La già richiamata riorganizzazione per unità di staff operative nelle diverse sezioni avrebbe avuto una notevole incidenza anche nella riduzione di eventi critici. La stabilità del personale nelle sezioni avrebbe migliorato i livelli di comunicazione e ridotto la conflittualità tra agenti e detenuti. Anche l'ordine di servizio relativo all'apertura continuata delle celle (dalle 13.30 alle 18 in tutte le sezioni ordinarie), nelle parole dell'ispettore che ci accompagna nella visita, “ha portato a una dinamica tutto sommato positiva. Certo c'è qualche furto in più nelle celle, più rumore e gli agenti a fine turno sono comunque stanchi, però gli interventi di emergenza si sono ridotti. C'è pure un fenomeno qui nuovo di squadre di detenuti che organizzano la vigilanza: con le celle aperte sanno che se succede qualcosa vengono puniti tutti...La chiamano sorveglianza dinamica, io direi che funziona abbastanza bene”.

Il criterio della distribuzione in celle e sezioni sulla base delle provenienze geografiche è applicato in questa CC quasi ovunque (italiani tra di loro o al limite con est-europei). Si tratta di una prassi esplicitamente connessa alla sicurezza dell'istituto, che in passato ha avuto notevoli problemi derivanti da conflitti e rancori legati alla concorrenza nei mercati illegali (ad esempio tra tunisini della capitale e delle zone costiere).

Sul fronte autolesionismo il medico di guardia riferisce di almeno 1 intervento di sutura alla settimana e di episodi costanti (anche se qualche volta la verifica non offre riscontri) di ingestione di oggetti (batterie, pezzi di vetro). “Si ricuce parecchio qui, e qualche volta anche fuori, quando qualcuno riesce a tagliarsi un'arteria. Si tratta di comportamenti che però vanno un po' a ondate. Ora, sotto natale, è un periodo delicato. E poi l'estate...Il caldo fa danni”. Siamo di fronte a un significativo ridimensionamento dei casi registrati. In effetti, già nel 2012 la direttrice sosteneva che calando il numero dei detenuti lo staff era in condizione di gestire gli spostamenti dei detenuti in altre celle: “strategia fondamentale di contenimento dell'autolesionismo”. Dato confermato allora dal medico responsabile: “ancora nel 2010 contavamo gli interventi di emergenza alla giornata, ora li contiamo alla settimana”. Ai tempi la direttrice osservava anche che il taglio mediatico allarmistico sui suicidi era parte di una strategia rivendicativa e sindacale, orientata a suo parere all'ampliamento ulteriore degli organici di polizia penitenziaria. I suicidi sarebbero in media 1 all'anno nell'ultimo quinquennio. I tentati suicidi, invece, molto numerosi (con ampie riserve del personale medico sulla consistenza delle intenzioni suicidarie).

 

SANITÀ

Il direttore sanitario, dottor Paolillo, era medico responsabile prima della riforma. Il dirigente Asl competente, dottor Pazzaglia, è dimissionario. Guardia medica 24 ore nei giorni feriali e 20 nei festivi. L’infermeria è attrezzata per la degenza. Le visite specialistiche si effettuano in un’area ubicata a pianterreno della sezione giudiziaria, nelle vicinanze dell’area pedagogica generale.

In infermeria incontriamo nella visita del 2013 una guardia medica che ricostruisce per noi l'organico:

3 medici incaricati Asl

6 guardie mediche passate dalla Giustizia alla Sanità

4 guardie mediche mai state alle dipendenze del ministero di Giustizia

La dottoressa afferma che il passaggio all'Asl è secondo lei positivo e che l'infermeria (attrezzata per le degenze) funziona meglio di un ospedale. Il problema sono le condizioni di lavoro all'insegna dello sfruttamento e della precarietà, tipiche del personale della sanità pubblica: “E' un'area di precari sottopagati. Pensi che gli infermieri ormai vengono assunti attraverso un'agenzia interinale e cacciati dopo 36 mesi, perchè altrimenti la Asl li dovrebbe assumere a tempo indeterminato. Ma io stessa sono precaria e lavoro come guardia medica sia dentro che fuori dal carcere. Quello che posso dire è che la copertura specialistica è qui molto buona e che i detenuti hanno un tempo di accesso ai servizi più veloce di quello dei cittadini comuni. Il rapporto con gli ospedali della città funziona bene sia per le emergenze (pronto soccorso del S. Orsola) sia per il resto (ospedale Maggiore e Bellaria). Le dico la verità: qui noi incontriamo epatiti non curate a valanga, facciamo gli screening antitumorali di base a tutti gli over 50 (e di tumori ne troviamo parecchi), siamo in stato di massima allerta sulla Tbc...Io lo voglio dire: penso ci sia una criminalità soprattutto straniera che cerca prestazioni sanitarie: gente che entra in carcere per questo, e anche per passare l'inverno con un tetto sopra la testa...”

Gli specialisti che entrano con contratto ad ore sono: 3 psichiatri, 2 cardiologi, 1 oculista, 1 ginecologo, 2 dentisti, 1 radiologo, 1 dermatologo, 1 otorino, 1 infettivologo, 1 ecografista, 2 tecnici del centro prelievi.

Nella visita del 2012, i medici ascoltati ci avevano riferito di una incidenza impressionante di sofferenze psichiatriche tra le detenute (47 su 66): “le donne tendono a scompensarsi seriamente più degli uomini in carcere”.

L'uso di psicofarmaci riguarda secondo il personale medico almeno il 60% dei detenuti. Il medico di guardia ci fa presente che però molti detenuti sono assuntori regolari di benzodiazepine anche all'esterno (nel quadro di una politossicità crescente). La tendenza terapeutica è quella di “scalare, ma le pressioni sono fortissime. Noi cerchiamo di dare il giusto e tutto a vista e in gocce, i medici del SerT non vogliono trattamenti combinati col metadone”. In effetti, gli altri operatori ascoltati riferiscono di una somministrazione di psicofarmaci piuttosto contenuta (con riferimento al quantitativo pro capite) rispetto ad altri isituti. Un ispettore ci ha parlato esplicitamente, forse con un certo rammarico, di “manica stretta”.

Nel corso della visita del 2013 abbiamo avuto anche modo di parlare con il medico responsabile del SerT (che in questa CC impiega complessivamente 2 medici tossicologi (liberi professionisti con contratto con l'Asl), 6 infermieri, 2 psicologi e 1 assistente sociale che si occupa di misure alternative specifiche). I detenuti vengono presi in carico dal SerT in virtù di una cartella già aperta all'esterno (in questi casi si procede in prima battuta all'insegna della continuità terapeutica, “senza fretta di scalare”), oppure degli accertamenti effettuati nella sezione nuovi giunti (visite, dichiarazioni dei detenuti). La “memoria storica” dei medici, a fronte di tassi di recidiva molto elevati, gioca un ruolo importante e riduce le istanze relative a esami tossicologici. Il servizio funziona “come un'unità esterna di bassa soglia: nessuna preclusione quindi per eventuali pazienti stranieri senza permesso di soggiorno e residenza”. La presa in carico corrisponde però a una collocazione specifica nelle due sezioni dedicate ai tossicodipendenti (anch'essi divisi tra italiani e stranieri) solo nella metà dei casi, per i quali il SerT fa anche medicina generale. Sono infatti almeno 100 su 200 i detenuti seguiti dal SerT e collocati in altre sezioni in virtù di sindromi meno gravi, diffidenze in fase di dichiarazione (un fenomeno rilevante nell'opinione del medico ascoltato) e mancanza di spazi. Il medico tossicologo riferisce di un cambiamento piuttosto significativo degli stili di consumo registrato negli ultimi anni, con particolare riferimento alla pratica di fumare eroina, largamente diffusa tra i maghrebini che entrano in carcere.

Nelle sezioni dedicate ai tossicodipendenti sono presenti sempre “solo” 2 persone per cella. L'ispettore che ne ha la responsabilità ci spiega che si tratta di una scelta legata allo stato di difficoltà di questi detenuti (spesso in doppia diagnosi) riferendo peraltro di un ottimo livello di collaborazione con l'équipe trattamentale e medica.

 

ATTIVITÀ

Per quanto riguarda le attività, si segnala la presenza di un laboratorio artistico, un corso di giornalismo e uno di lavoro della creta, nonché la recente installazione di un laboratorio di apicoltura (in cui lavora un detenuto).

La Uisp gestisce dei corsi di basket e pallavolo grazie ai contributi della Provincia. Tra le attività sportive più richieste vi è il calcio (due campi, di cui uno in buone condizioni); la palestra del reparto penale appare in buono stato e ben fornita.

Grazie alla collaborazione dei membri dell’associazione “Ausilio Cultura” è stato possibile realizzare una collaborazione con la biblioteca “Sala Borsa” che ha messo a disposizione il suo ingente patrimonio librario: i volontari hanno consegnato quasi 2000 libri nel 2011. Purtroppo l’attività si riduce d’estate.

Tra le attività culturali e ricreative, si segnala il Progetto Papageno, che con la collaborazione dell'Orchestra Mozart ha permesso di dare vita a un laboratorio corale all'interno dell'istituto, con incontri settimanali sia del gruppo maschile che di quello femminile, con esibizioni pubbliche congiunte (una avrebbe avuto luogo esattamente il 14.12.13, il giorno dopo il nostro colloquio).

Va in ogni caso segnalato che attualmente il fondo previsto per questo tipo di attività è stato azzerato, e che dunque, nelle parole del responsabile, oggi ogni tipo di attività in questo campo è possibile soltanto con l'aiuto e la disponibilità di volontari “puri”.

 

LAVORO E FORMAZIONE PROFESSIONALE

Alle attività lavorative in carcere (e alle prospettive di continuità alla scarcerazione) il dottor Ziccone presta grande attenzione. I tagli di spesa che hanno investito in questo campo l'istituto continuano a destare grande preoccupazione. L'ansia del momento è peraltro legata alla dismissione delle province, che potrebbe “far saltare tutti i finanziamenti, anche dell'Unione Europea, sul lavoro penitenziario”. In questo quadro l'educatore definisce come problematica l'estensione dell'art.21 alle attività di pubblica utilità: “le associazioni sono naturalmente molto disponibili ad avere forza lavoro a costo zero: si tratta di detenuti che non avrebbero né sconti di pena né alcuna retribuzione. Le intenzioni sono magari buone e comunque i detenuti passerebbero del tempo fuori dalle strutture, ma così c'è il rischio di legalizzare lo sfruttamento”.

La sezione penale è direttamente collegata ad un ampio spazio (ex palestra) che ha tutto l'aspetto di un capannone industriale. 3 aziende locali del settore trainante del packaging hanno qui realizzato una vera e propria unità produttiva. I macchinari sono nuovi e il clima all'interno è buono. Nel corso della visita abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola con uno dei tutor: “L'esperienza è molto interessante: l'azienda ci ha proposto questa attività di affiancamento dei detenuti al momento del pensionamento, dopo 40 anni di lavoro, quindi siamo tutti 60enni. Certo, se poi si andasse in pensione a 70 anni non sarebbe più possibile. Comunque funziona, per le aziende è più una questione di immagine, di coinvolgimento nel sociale, ma l'affiancamento funziona e i ragazzi imparano bene. Al di là delle tensioni del carcere, io non vedo differenze con un normale operaio, anche a lui il lavoro glielo devi insegnare, se parliamo di macchine complesse. Magari c'è qualche agente infastidito che ti dice che non è giusto che il detenuto abbia uno stipendio da metalmeccanico. La verità è che senza questa forma di accompagnamento anche un detenuto bello e formato a lavorare all'esterno non se lo prenderebbe nessuno. Mentre noi abbiamo già gente che è uscita ed è entrata direttamente nelle fabbriche all'esterno. E poi funziona anche per noi tutor. All'inizio eravamo poco convinti, pieni di pregiudizi sui carcerati. Adesso abbiamo davvero cambiato idea e possiamo portare questo cambiamento all'esterno”.

A pieno regime, tale produzione assorbe comunque solo 14 detenuti definitivi: il lavoro, in termini generali, rimane dunque una risorsa scarsa (con una tendenza costante alla riduzione dei finanziamenti dedicati). Le mansioni a carico dell'amministrazione sono quindi “spalmate” sempre più sui lavori interni disponibili tra il massimo numero di detenuti possibile: a fronte di 262 posti di lavoro a tempo pieno richiesti dalla Direzione e ai 179 autorizzati dal Provveditorato, nel 2013 si è così registrata un'occupazione media di 126 detenuti al mese, alla quale corrispondono però soltanto 63,58 posti di lavoro a tempo pieno (molti posti di lavoro sono part-time di 18, 12, 9, 6 e perfino 3 ore al mese): i lavoratori sono generalmente divisi in squadre composte da tre persone (per cucina, mof e lavanderia) e ogni squadra ruota ogni mese. La rotazione è molto rapida per i bassi tempi di permanenza media di cui si è detto.

Per quanto riguarda le borse lavoro, la decentralizzazione dei servizi ai quartieri portata avanti dal comune di Bologna ha dato origine a una complessa fase di transizione nella quale sembrava in un primo momento che il carcere dovesse prendere contatto con ogni singola sede di quartiere. A seguito delle rimostranze dell'amministrazione penitenziaria, il comune ha chiarito che per ogni aspetto, economico o meno, legato all'erogazione delle borse si dovesse fare riferimento all'Azienda pubblica di Servizi alla Persona.

Il lavoro non alle dipendenze dell'amministrazione è come detto una merce sempre più rara. L'attività tipografica con il Consorzio di Cooperative sociali SIC è cessata nel 2011 per mancanza di commesse. Continua invece il laboratorio per il disassemblaggio RAEE, che fino al 2010 impegnava 4 detenuti in borsa lavoro, di cui tre successivamente assunti con contratto a tempo determinato dalla Cooperativa IT2. Attualmente (2013) due detenuti sono assunti dalla Cooperativa, altri sono in fase di formazione. L'obiettivo ideale è quello di impiegare almeno 4 persone.

Il fiore all'occhiello del lavoro alla Dozza è però l'officina di produzione meccanica avviata a partire dal gennaio 2011, con la firma di una convenzione con tre aziende di packaging del bolognese: si è così costituita l'impresa sociale “Fare impresa in Dozza s.r.l.” che attualmente impiega 14 detenuti assunti con contratto a tempo indeterminato (ma con una clausola che permette alle aziende di valutare se assumerli all'esterno a fine pena), provenienti da due corsi di formazione diversi (della durata di 9 mesi). Due detenuti del primo corso di formazione sono stati assunti all'esterno beneficiando di una misura alternativa.

10 diversi corsi di formazione professionali (per un totale di 69 partecipanti) risultano conclusi nel 2012.

Nel settore femminile è ancora attivo il progetto di formazione nel campo della sartoria, attivato insieme alla Cooperativa sociale “Siamo qua”, che nel 2009 aveva formato 8 detenute sotto la guida di una sarta professionista. Oggi lo stesso laboratorio impiega 2 detenute assunte con contratto di lavoro a domicilio e una in tirocinio formativo. L'obiettivo è però quello di ritornare a 4 persone impiegate, come negli anni passati.

 

ISTRUZIONE

Per quanto riguarda l'istruzione, si segnala una drastica riduzione del numero di corsi di alfabetizzazione di Italiano L2 su base modulare (60 ore), passati dai 12 del 2011/2012 agli 8 del 2012/2013: di qui anche il drastico calo degli iscritti, che hanno frequentato almeno alcune lezioni (da 316 a 183) e di coloro che hanno ottenuto il certificato (da 120 a 43).

I corsi di scuola media inferiore sono passati da 7 a 6, con 125 partecipanti, almeno ad alcune lezioni, e 35 detenuti licenziati. Per la scuola media superiore, sono sempre in funzione 3 pluriclassi di Ragioneria (2 per gli ordinari e 1 per gli A.S.), corsi tenuti dall'Istituto Statale “J.M. Keynes” di Castel Maggiore. Nella sezione femminile, visti i numeri esigui anche per formare una sola classe, alcuni docenti volontari seguono le detenute nella preparazione dell'esame da privatiste. Fino al 2015 proseguirà anche la Convenzione con l'Alma Mater per l'accesso gratuito ai corsi universitari (14 iscritti a marzo 2013).

 

Visita effettuata nelle date 13 e 20 dicembre 2013 (as - ip)

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